La città e il clima

Oggi oltre la metà della popolazione mondiale vive in contesti urbani, con un tasso di crescita di 50 milioni all’anno. Le città, per lo più densamente popolate, consumano i tre quarti delle risorse globali e attraverso il loro metabolismo emettono enormi quantità di gas inquinanti, sputano quotidianamente tonnellate di rifiuti, producono sostanze tossiche e accrescono pesantemente, con i loro consumi, il conto delle emissioni globali di gas ad effetto serra.

Le città sono aree vulnerabili agli impatti del cambiamento del clima non solo perché in esse vivono concentrate migliaia di persone ma anche perché la maggioranza di esse è stata costruita secondo criteri urbanistici non esattamente eco compatibili. La particolarità climatica delle città è legata soprattutto ad un’anomalia termica per cui in città le temperature risultano più elevate rispetto alle zone rurali circostanti. E’ il cosiddetto effetto “isola di calore urbana” (Urban Heat Island, UHI) conseguenza delle dimensioni e della conformazione delle città e della maggiore attività antropica. Asfalto e cemento assorbono una maggior quantità di calore rispetto a prati ed alberi; gli impianti di riscaldamento e condizionamento emettono calore che spesso resta intrappolato in basso a causa dell’altezza degli edifici che non favorisce la circolazione d’aria. Se in inverno questa isola di calore permette alla città di avere temperature più miti, contribuendo a ridurre i consumi energetici, in estate gli effetti sono molto negativi in termini di riscaldamento dell’aria che nelle aree urbane risulta anche di parecchi gradi superiore alle aree rurali; molte città in estate si trasformano in vere e proprie fornaci con conseguenze spesso dannose per la salute umana. L’isola di calore unita all’innalzamento delle temperature, prodotto dal cambiamento del clima, può influenzare negativamente anche altri elementi:

  • Peggiore qualità dell’aria: le elevate temperature portano ad un innalzamento dei valori di ozono e contribuiscono al superamento delle soglie di allerta per la qualità dell’aria. Lo smog infatti aumenta quando inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili si mescolano con la luce solare e il calore. Il tasso della reazione chimica infatti cresce in presenza di temperature superiori ai 21° C.
  • Rischi per la salute: l’effetto isola di calore amplifica le ondate di calore creando situazioni di forte disagio a chi vive o lavora in città e innalzando il rischio di colpi di calore e patologie cardiache. Il disagio maggiore è dovuto al fatto che in corrispondenza delle ondate di calore, le temperature si mantengono elevate anche nelle ore notturne, riducendo la capacità di ripresa dell’organismo all’estremo calore a cui è stato sottoposto durante il giorno. Inoltre le alte concentrazioni di ozono aggravano le malattie respiratorie come l’asma mettendo a rischio bambini e anziani.
  • Picco di consumi energetici: le temperature elevate unite alla forte densità abitativa di alcune città fanno impennare la richiesta di energia per il condizionamento dell’aria contribuendo ad emettere altro calore e facendo schizzare la già elevata richiesta di energia.

Se le città sono responsabili di buona parte delle emissioni climalteranti globali, esse sono anche fucine importantissime per lo sviluppo di soluzioni innovative e flessibili di mitigazione e adattamento al cambiamento del clima: capaci di mettere in campo interventi strutturali e soluzioni comportamentali, imparando le une dalle altre attraverso la diffusione di buone pratiche ed esempi virtuosi applicabili in contesti omologhi per cultura o posizione geografica.